Piccola storia di una libreria genovese
La più antica libreria d'Italia
La palma di
libreria più antica d'Italia è ambita, almeno quanto
ne è discutibile il significato. Tuttavia, se per libreria si intende un luogo fisico,
noi siamo ragionevolmente certi di meritarla. In ogni caso sono anni che ce ne fregiamo
e nessuno ci ha mai smentito.
Antonio Beuf
La storia della nostra libreria inizia nel
1810 e si intreccia
con la storia di quella che, per oltre 130 anni, condussero i
Gravier,
librai in Genova dal 1727. Il fondatore della libreria,
Antonio Beuf, era
un rescapé della Rivoluzione Francese che, assieme al fratello Carlo, giunse a Genova
da Briancon del 1807.
Dapprima si impiegò presso la tipografia di Gravier, in via della Maddalena, e poi
si spostò assieme al fratello nella libreria aperta dai Gravier in Strada Novissima
(oggi via Cairoli) rimpetto la Salita San Siro.
Gl'inizi
Non sono chiari i motivi che lo spinsero, qualche anno dopo, attorno al 1810, ad
aprire una sua libreria a pochi metri di distanza, al n. 784 di Strada Novissima
e cioè negli stessi locali in cui è ancor oggi.
Che tipo di libreria il giovane Beuf proponesse alla città ce lo racconta un annuncio
sul n. 54 della “Gazzetta di Genova” del
1833 nel quale si legge:
gli amatori delle scienze e della letteratura vi troveranno un assortimento di libri
matematici, legali, di letteratura e libri ascetici, tanto francesi che inglesi
ed italiani, come pure libri di divozione legati elegantemente, globi terraqui e
sfere di diverse grandezze. Il sig. Beuf è ugualmente determinato a stabilirvi un
Gabinetto di Lettura ove si trovano libri, giornali francesi, italiani ed inglesi
come anche giornali di letteratura e di scienze.
Aut prodesse aut delectare
La formula della libreria, come recita il suo motto
Aut prodesse aut delectare,
dava uguale attenzione alla
cultura delle lettere e alla nascente
editoria
tecnica ed ebbe successo.
Così, mettendo a frutto l’esperienza fatta con i Gravier, Antonio Beuf si fa anche
editore di libri scientifici, piccole guide e storie di Genova,
stampe a soggetto genovese.
Diviene
fornitore in titolo dei Reali Principi e della Real Marina e appone
tale qualifica nella insegna in bronzo e legno dorato che ancora oggi viene conservata
all’interno della libreria. Ma anche la vocazione originaria viene conservata nei
quasi due secoli di vita della libreria. Lo
shipping
e la
storia locale
sono ancora settori di punta del nostro sito internet.
Fino alla sua morte, avvenuta nel 1856, Antonio Beuf partecipò attivamente alla
vita cittadina: ad esempio, il suo nome appare nel Comitato Organizzatore della
importante
Mostra dei prodotti nazionali che si tenne nel 1847
e in molti altri organismi ufficiali della città.
Luigi Beuf
A lui succedette il figlio primogenito
Luigi che, come scrive Giovanni
Ansaldo, era meno sgobbone, più amante della buona vita e della buona società. Allargò
la clientela della libreria, che diventò la prima di Genova; e in cui si adunavano
molti e belli spiriti del tempo, per discorrere di politica e di letteratura.
Emilio Beuf
A lui succedette il figlio
Emilio, uomo di grande cultura, ma anche
privo di spirito imprenditoriale e di carattere cupo e instabile. Nel 1918, pur
continuando a prestarvi la sua opera, cedette la proprietà della libreria al nipote
della moglie, Salomone Lattes, e morì suicida nel 1924.
I Bozzi
La libreria perse, purtroppo, il suo nome centenario per assumere quello del nuovo
proprietario che mantenne anche quando, nel
1927, fu da lui ceduta
al genero Alberto Colombo, padre della prima moglie di Mario Bozzi, mio padre.
Mio padre ne acquisì la proprietà nel
1930 e, forse a causa delle
incipienti persecuzioni razziali, la libreria cambiò ancora ragione sociale in quella
che attualmente porta il nostro nome.
La guerra
Nel
1942 la libreria fu parzialmente incendiata e distrutta dai
bombardamenti e la perdita più dolorosa fu quella dell'archivio. Le fatture, la
corrispondenza, gli appunti che testimoniavano il passaggio dei molti illustrissimi
visitatori e i contatti coi clienti fuori Genova; tutto ciò è andato perduto nell'incendio
e ormai solo la memoria trasmessa di generazione in generazione può evocare nei
dettagli il ricordo dei primi 130 anni di vita della libreria.
Illustri visitatori
Tuttavia essa era, ed è, contigua a quella meravigliosa lottizzazione cinquecentesca
che portava il nome di Strada Nuova, interamente costituita da palazzi patrizi,
e che quasi tutti i viaggiatori ottocenteschi hanno visitato. Così si può ben immaginare
che
Stendhal,
Manzoni,
Dickens,
Melville,
James per non citare che alcuni dei
visitatori illustri, si fermassero volentieri a scorrere i giornali francesi e inglesi
che Antonio Beuf metteva a loro disposizione a pochi metri da Strada Nuova. E infatti
Stendhal nei
Mémoires d'un touriste racconta proprio di una sua
visita nel 1837 al nostro Gabinetto di Lettura. E
Melville, nel
suo diario, lascia intendere che lo visitò il 12 aprile 1857. Possiamo persino, plausibilmente,
immaginare
Manzoni che viene a Genova nel 1827 e entra per controllare se il
sui
vient de paraitre ha il posto che merita in vetrina.
Eh sì, e questa è una delle cose che più stupiscono tutti coloro ai quali capita
di rifletterci: nella nostra libreria molti capolavori della letteratura sono entrati
all'indomani della pubblicazione e sono stati esposti sul banco delle novità.
Qualche anno fa ci è capitato di scoprire dietro un vecchio scaffale una copia intonsa
e impolverata dell'edizione originale di
Dell'origine e dell'ufficio della letteratura
del Foscolo.
Libreria antiquaria
Comunque, a prescindere dal fatto che all'epoca della sua nascita il confine tra
libreria
antiquaria e
moderna era assai labile,
la libreria ha sempre avuto un reparto di antiquariato.
Per molto tempo, fino al
1955, abbiamo pubblicato sistematicamente cataloghi, curati da
Luigi Marchini,
che mi piace ricordare qui come grande bibliofilo, gentiluomo e amico. Con la sua
scomparsa se ne interruppe la pubblicazione e l'attività antiquaria rallentò concentrandosi
soprattutto sulla letteratura locale.
Il futuro
Ma chi scrive attende solo di essere sollevato, da figlie e nipoti, dalle cure che
esigono gli editori viventi per dedicarsi a quelle degli editori scomparsi, con
i quali ha un rapporto più felice.
Tonino Bozzi